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Le origini della ceramica [1/3]
Il
termine ceramica deriva dal greco "kéramos",
che comprende tutto ciò che si realizza attraverso
la cottura dell'argilla.
Possiamo collocare il primo periodo della fabbricazione
della ceramica nel neolitico.
Questa epoca si caratterizza per due aspetti fondamentali:
1) foggiatura dei vasi tramite escavazione di un blocco
argilloso e costruzione del vaso tramite il sistema
del colombino (stampo in un contenitore).
2) mancanza di rivestimento (pellicola posta per fini
decorativi sulla superficie).

Benché
non fossero rivestiti, i vasi preistorici potevano
tuttavia essere decorati con vari sistemi mediante
pittura, impressione o incisione.
Verso il 5000 a.C. si iniziò a fabbricare vasellame
con argilla cotta. I vasi di terracotta erano quasi
sempre foggiati attraverso la sovrapposizione di strisce
o bastoncini d'argilla che messi uno sull'altro formavano
la fisionomia dell'oggetto che si intendeva realizzare.
Queste
diverse parti già saldate tra di loro venivano
poi amalgamate lisciandole e bagnandole; poi il vaso
veniva battuto per rendere più omogenee le
strisce e per migliorarne l'aspetto veniva levigato
con paglia, foglie o pelli. La decorazione era dipinta
sul vaso con pigmenti tratti da terre colorate, ocra,
o imprimendo sull'oggetto ancora fresco piccole conchiglie,
semi, realizzando disegni geometrici mediante scalfittura
con pietre appuntite.
Per indurire gli oggetti, i ceramisti preistorici
utilizzavano fornaci costituite da semplici buche
nel terreno, che venivano coperte di foglie secche
e legni ai quali si appiccava il fuoco. La temperatura
che si otteneva era 500 gradi e non garantiva una
perfetta cottura. In questo periodo non esisteva un
vero mercato delle ceramiche, così ogni villaggio
produceva quanto gli era necessario.
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